L'*accompagnamento pastorale del morente e le cure di fine vita / a cura di Filippo Urso e Arcangelo Sapio
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| pubblicazione | Roma : Centro volontari della sofferenza, 2007 |
| descrizione | 185 pagine ; 23 cm |
| note | Dagli atti della giornata di studio "L'accompagnamento pastorale del morente e le cure di fine vita". Con bibliografia. |
L'accompagnamento del malato è un'arte difficilissima, non tanto sotto l'aspetto tecnico, quanto dal punto di vista psicologico, spirituale, sociale. Tanti possono essere gli atteggiamenti sbagliati da parte di chi soffre; ma più facili e numerosi possono essere i comportamenti negativi da parte di chi sta intorno a malati in serio pericolo di vita o in condizioni di incurabilità.
Il malato senza via di ritorno fa esperienza sulla propria pelle che nessuno è padrone di se stesso e della propria vita, nessuno può bastare a se stesso. Questa consapevolezza genera un grande senso di fragilità, di solitudine, di paura; può suscitare una reazione di rifiuto; può far rifugiare in speranze illusorie di guarigioni impossibili. Avere paura della fine, fino a rifiutarsi di pensarla e guardarla in faccia, fa vivere male, senza dignità il dolore.
È necessario esortare a collaborare psicologicamente con le cure del medico; fare "iniezioni" di fiducia, di invito ad abbandonarsi nelle braccia del Padre che sa e vede tutto, a sentirsi con Gesù in croce e a non perdere di vista il valore salvifico della sofferenza per sé e per gli altri, Il malato non è solo un corpo da curare e possibilmente guarire; è soprattutto una persona da salvare; e ciò che salva non sono le cure, ma l'amore, l'amore insegnato e testimoniato da Gesù: l'Agape.
La sofferenza, infatti, è un fiammifero che accende amore in chi è malato e in chi gli va incontro; è una mano tesa che rivela una condizione di fragilità e attende un dono gratuito che salva.